K2, la montagna degli italiani: il 1954, Compagnoni e Lacedelli, e come vederla oggi

Consigli e guide per il trekking

Il 31 luglio 1954, poco dopo le sei di sera, la radio della spedizione gracchiò tre parole verso il campo base: erano in vetta. Il giorno dopo l’Italia si svegliò su un altro pianeta. Il K2 montagna degli italiani: nessun’altra vetta al mondo appartiene così profondamente alla storia di un paese. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli avevano raggiunto gli 8.611 metri della seconda montagna della Terra, nove anni dopo la fine della guerra, e per un’Italia in ricostruzione quella vittoria valse quanto un mondiale. Questa è la storia completa — la gloria, il bivacco che la rese possibile, la controversia durata cinquant’anni — raccontata da chi vive e lavora ai piedi di quella parete, in Baltistan. Perché qui la storia del 1954 non è un libro: è memoria di famiglia.

1909: il Duca degli Abruzzi apre la via

Il legame comincia mezzo secolo prima della conquista. Nel 1909 Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, porta sul Baltoro la spedizione più elegante dell’epoca: scienziati, topografi e il grande fotografo Vittorio Sella. Tentano la cresta sud-est del K2 e si fermano a 6.250 metri. Ma il Duca capisce tutto. Dichiara che quella cresta è la via giusta, e la storia gli darà ragione: oggi si chiama Sperone Abruzzi ed è ancora la via normale della montagna. Le lastre di Sella, scattate in quella spedizione, restano tra le più belle immagini di montagna mai realizzate — le prime cartoline del Baltoro che l’Europa abbia visto. Da quel viaggio in poi, il K2 parla anche italiano.

Il K2, 8.611 metri: la montagna degli italiani vista dal versante pakistano
Svy123 / Wikimedia Commons, CC BY 3.0

1954: il K2 diventa la montagna degli italiani

La spedizione del 1954 è un’impresa di stato: la organizza il geologo Ardito Desio con rigore militare, la finanzia mezza Italia, la trasportano cinquecento portatori baltì su per la gola del Braldu. Dopo settimane di assedio e la morte di Mario Puchoz per edema polmonare, tutto si decide in un giorno solo. Il 30 luglio, Compagnoni e Lacedelli piazzano l’ultimo campo più in alto del previsto. L’ossigeno per la vetta è rimasto sotto. A portarlo su sono il ventiquattrenne Walter Bonatti e il portatore hunza Amir Mehdi — che arrivano a 8.100 metri, non trovano la tenda, e passano la notte all’aperto, in piedi su un gradino di ghiaccio, senza tenda né sacco. È uno dei bivacchi più estremi mai sopravvissuti. All’alba lasciano le bombole e scendono; Mehdi perderà le dita dei piedi. Con quell’ossigeno, il 31 luglio Compagnoni e Lacedelli toccano la vetta. L’Italia esplode di gioia. Il conto del bivacco resterà aperto per cinquant’anni.

La controversia: cinquant’anni per la verità

La relazione ufficiale minimizzò il bivacco e insinuò che Bonatti avesse usato l’ossigeno destinato alla vetta. Bonatti — che diventerà il più grande alpinista della sua generazione — passò decenni a battersi contro quella versione, processi compresi. La svolta arrivò tardi: nel 2004, per il cinquantenario, il CAI riconobbe ufficialmente la sua ricostruzione, e nel 2007 la relazione storica fu riscritta. Oggi il bivacco di Bonatti e Mehdi è considerato la chiave della salita. Qui in Baltistan, dove Mehdi era di casa, questa parte della storia non è mai stata dimenticata: chiedete a un portatore hunza chi ha vinto il K2, e nella risposta ci saranno quattro nomi, non due. La voce K2 su Wikipedia ricostruisce l’intera vicenda documento per documento.

Il legame che continua: da Messner a Concordia

Dopo il 1954 il filo tra il K2 e gli italiani non si è mai spezzato. Reinhold Messner, italiano di Bolzano, lo salì nel 1979 definendolo “la montagna delle montagne”. Le spedizioni tricolori tornano su questi ghiacciai ogni stagione. E a Concordia, il circo glaciale ai piedi della parete sud, la scienza italiana ha piantato radici: per anni il laboratorio-piramide del progetto EvK2CNR ha fatto di questo angolo del Karakorum un avamposto di ricerca d’alta quota italiano. Ogni estate, sul Baltoro, l’italiano resta una delle lingue che si sentono più spesso — perché per un alpinista o un trekker italiano arrivare qui non è una vacanza. È un pellegrinaggio laico.

Concordia, la sala del trono degli dei: da qui gli italiani videro per primi la loro montagna da vicino
Malikfamily / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Vedere il K2 con i propri occhi: il cammino di Concordia

Non serve essere Compagnoni per stare sotto la parete. Il trekking al campo base ripercorre la via d’avvicinamento del 1954: la gola del Braldu da Askole, i campi di Paiju e Urdukas sotto le Torri di Trango, il ghiacciaio Baltoro passo dopo passo, e infine Concordia — dove quattro ottomila circondano un solo campo e la parete sud del K2 chiude l’orizzonte. Da lì, una giornata di cammino porta al campo base a 5.150 metri, accanto al memoriale Gilkey dove riposano anche nomi italiani. È un cammino esigente: dieci giorni di morena, tende, quota. Ma non è tecnico, e ogni estate lo completano centinaia di trekker preparati. La nostra guida completa al trekking spiega costi e preparazione; il confronto K2 contro Everest aiuta a scegliere; e la nostra pagina dei migliori trekking del Pakistan mette il Baltoro nel suo contesto.

Il K2 degli italiani oggi: una storia che si può camminare

Il K2 degli italiani non è solo una data nei libri. È un luogo fisico, raggiungibile a piedi, dove il 1954 è ancora scritto nel ghiaccio e nella memoria dei valligiani: la cresta del Duca, il gradino del bivacco di Bonatti e Mehdi, la vetta di Compagnoni e Lacedelli. Quando siete pronti a vederla, il nostro team balti vi accompagna — partenze fisse ogni estate, guide locali che di questa storia custodiscono la metà pakistana, telefono satellitare in ogni gruppo. Mani locali, sicurezza vera, prezzo giusto: tutte le nostre proposte.

K2 montagna degli italiani: domande frequenti

Chi ha conquistato il K2 per primo?

Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, il 31 luglio 1954, con la spedizione italiana guidata da Ardito Desio. Il contributo decisivo di Walter Bonatti e del portatore hunza Amir Mehdi, che bivaccarono oltre gli 8.000 metri per portare l’ossigeno, fu riconosciuto pienamente solo nel 2004.

Perché il K2 è chiamato la montagna degli italiani?

Perché la prima salita del 1954 fu un’impresa nazionale, celebrata come un evento storico, e perché il legame è continuato: dal Duca degli Abruzzi nel 1909, che diede il nome allo Sperone Abruzzi, fino alla stazione di ricerca italiana a Concordia e alle salite moderne.

Cosa fu la controversia del K2?

Per cinquant’anni la versione ufficiale minimizzò il ruolo di Walter Bonatti e di Amir Mehdi nel bivacco a 8.100 metri che rese possibile la vetta. Bonatti si battè per la verità per decenni; nel 2004 il CAI riconobbe ufficialmente la sua versione e nel 2007 riscrisse la relazione storica.

Chi era Amir Mehdi?

Un portatore d’alta quota hunza fortissimo, già veterano del Nanga Parbat 1953, che nel 1954 portò le bombole decisive oltre gli 8.000 metri e sopravvisse al bivacco all’aperto perdendo le dita dei piedi. In Pakistan è ricordato come uno dei grandi dimenticati del K2.

Si può vedere il K2 senza scalarlo?

Sì: il trekking al campo base attraversa il ghiacciaio Baltoro fino a Concordia e arriva a 5.150 metri, ai piedi della parete sud. È un cammino impegnativo ma non tecnico, guidato in ogni nostra partenza da un team balti locale.

Quanto costa il trekking al campo base del K2?

Le nostre partenze di gruppo partono da circa 2.300 dollari a persona, tutto incluso da Islamabad. Costi, itinerario e preparazione sono nella nostra guida completa al trekking del campo base.