K2: la montagna, il trekking al campo base e le spedizioni
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Con 8.611 metri la montagna K2 è la seconda cima della Terra e la più alta del Pakistan – e, per quasi ogni misura, la più difficile dei quattordici ottomila. Per gli italiani però è anche qualcos’altro: la vetta salita il 31 luglio 1954 da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Si trova in fondo al ghiacciaio del Baltoro, sul confine cinese, e si raggiunge soltanto a piedi: circa sette giorni dall’ultima strada ad Askole. Questa pagina quindi spiega la montagna stessa: quota e posizione, da dove viene il nome, perché è così pericolosa, come funziona il trekking al campo base e infine ogni guida che abbiamo scritto.
Veduta del K2 durante l’avvicinamento sul Baltoro. Foto: Maria Ly, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.
K2 montagna: i numeri
Quota
8.611 m, dunque la seconda montagna della Terra dopo l’Everest e la più alta del Pakistan
Posizione
Nel Karakorum, sul confine fra Gilgit-Baltistan (Pakistan) e Xinjiang (Cina), in testa al ghiacciaio del Baltoro
Altri nomi
Chogori, dal balti, più o meno «grande montagna». Sul versante cinese invece Qogir. Lo storico Mount Godwin-Austen oggi non si usa
Prima ascensione
31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, spedizione italiana guidata da Ardito Desio
Campo base
Circa 5.150 m, sul ghiacciaio Godwin-Austen. Concordia, il campo precedente, sta invece a circa 4.600 m
Salite
Circa 964 fino alla fine del 2025, con 92 vittime — un tasso di circa il 9,5 per cento. Sull’Everest, per confronto, arrivano in cima centinaia di persone ogni anno
Avvicinamento
Prima Skardu–Askole in fuoristrada, circa sette-nove ore. Poi seguono circa sette tappe a piedi sui 63 km del Baltoro
Stagione
Da giugno a inizio settembre. Qui non c’è monsone, perciò la finestra di vetta cade in luglio e agosto
Permessi
Per il trekking serve un visto trekking e mountaineering, mentre per una salita occorrono anche il permesso di vetta e un ufficiale di collegamento
Dove si trova il K2?
Al margine settentrionale del Gilgit-Baltistan, esattamente sul confine con la Cina, dove il Baltoro finisce e il ghiacciaio Godwin-Austen piega verso nord. Strade non ce ne sono. Prima di tutto si vola o si guida fino a Skardu, poi si prende la pista per Askole, e solo dopo comincia il cammino. Proprio perché la montagna è così remota, ogni soccorso è complicato: per questo in campo abbiamo un telefono satellitare e contatti stabiliti per l’elisoccorso sul Baltoro. Una sintesi neutra si trova inoltre nella voce di Wikipedia in italiano.
Perché si chiama K2?
Il nome è un numero di rilevamento, e per di più uno che è rimasto. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento il topografo britannico Thomas George Montgomerie cartografò le cime del Karakorum numerandole in sequenza: la K sta per Karakorum, il 2 indica la seconda vetta che registrò. Gli altri numeri furono poi sostituiti da nomi locali, questo invece no: la montagna sta così arretrata da non essere visibile da nessuna valle abitata, dunque non aveva un nome corrente nei villaggi. In balti si chiama Chogori.
Il 1954 e la spedizione italiana
La prima salita è una storia italiana, e vale la pena raccontarla senza retorica. Il 31 luglio 1954 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli raggiunsero la vetta nell’ambito della spedizione diretta dal geologo Ardito Desio. Walter Bonatti e il portatore hunza Amir Mahdi, invece, trasportarono le bombole d’ossigeno in alta quota e furono costretti a un bivacco all’aperto sopra gli 8.000 metri; Mahdi riportò gravi congelamenti. La vicenda fu discussa per decenni. Ne parliamo perché molti nostri clienti italiani arrivano qui sapendo questi nomi, e perché i discendenti di quei portatori lavorano ancora su queste rotte.
Perché la montagna K2 è così pericolosa?
Non per un singolo passaggio chiave, ma perché si sommano più fattori. Anzitutto le vie sono ripide senza interruzione, infatti mancano i tratti pianeggianti dove riposare, e inoltre il rischio di valanghe e scariche di sassi è superiore a quello dell’Everest. Poi c’è il meteo: cambia in fretta, le tempeste durano giorni e la ritirata dall’alta quota diventa difficile. Infine la zona è remota, dunque i soccorsi non arrivano rapidamente. Onestamente: per questo è considerata molto più impegnativa dell’Everest, e non è pubblicità, è un avvertimento.
Quante persone sono morte?
Fino alla fine del 2025 le vittime sono 92, a fronte di circa 964 salite: un tasso di circa il 9,5 per cento. È calato molto al crescere delle salite — fino al 2000 sfiorava il 29 per cento, quando in cima erano arrivate solo circa 164 persone. Resta tuttavia molte volte superiore a quello dell’Everest. Il disastro singolo più grave fu l’agosto 2008, quando in due giorni morirono undici alpinisti. Diciamo questi numeri perché chi viene qui dovrebbe conoscerli, e anche perché il trekking al campo base è una cosa del tutto diversa da una salita.
Il trekking al campo base
Questo è il viaggio che fa davvero la maggior parte delle persone, poiché arriva ai piedi della parete senza arrampicare. Da Askole si cammina circa sette giorni sul ghiacciaio del Baltoro fino a Concordia, a circa 4.600 metri, dove quattro ottomila sono visibili insieme, e poi fino al campo base a circa 5.150 metri. Costi, tappe e date stanno nella nostra guida al trekking, mentre la lista bagagli dice cosa mettere nello zaino. Chi vuole l’anello anziché il ritorno sulla stessa via valica il Gondogoro La a 5.585 metri verso Hushe.
Spedizioni sulla montagna K2
Qui lavoriamo come operatore locale: permessi, portatori, logistica dei campi alti, cucina e ufficiale di collegamento. Alcuni team prenotano il servizio completo, mentre altri soltanto il supporto fino al campo base. Accompagniamo anche le cime vicine, su cui in molti fanno la prima esperienza d’altissima quota: il Broad Peak di 8.051 metri e i Gasherbrum. Quale finestra sia aperta e quando lo spiega la guida alla stagione alpinistica sul Baltoro.
Quando andare
Da giugno a inizio settembre, e la finestra è stretta. Il trekking funziona più affidabilmente da metà giugno a fine agosto, mentre i tentativi di vetta cadono quasi sempre in luglio e nella prima metà di agosto. Poiché qui non arriva il monsone, la stagione è la piena estate, al contrario del Nepal. Prima c’è troppa neve sul ghiacciaio, dopo fa invece molto freddo. Mettete in conto giorni di margine: i voli per Skardu si cancellano col brutto tempo, e questo capita prima o poi a quasi ogni gruppo.
I nostri viaggi
Tutti questi itinerari sono condotti dal nostro team di Skardu, con portatori balti dei villaggi lungo la via.
Nel Karakorum, sul confine fra il Gilgit-Baltistan pakistano e lo Xinjiang cinese, in testa al ghiacciaio del Baltoro. Non esiste una strada: si va da Skardu ad Askole in fuoristrada e da lì si cammina per circa sette giorni.
Perché si chiama K2?
È un numero di rilevamento. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento il topografo britannico Thomas George Montgomerie numerò in sequenza le cime del Karakorum: la K sta per Karakorum e il 2 indica la seconda vetta registrata. Poiché la montagna non è visibile da nessuna valle abitata, non aveva un nome corrente nei villaggi e il numero è rimasto. In balti si chiama Chogori.
Chi ha salito il K2 per primo?
Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, il 31 luglio 1954, nella spedizione italiana diretta da Ardito Desio. Walter Bonatti e il portatore hunza Amir Mahdi portarono l’ossigeno in alta quota e furono costretti a un bivacco sopra gli 8.000 metri.
Perché il K2 è così pericoloso?
Perché si sommano più fattori: vie ripide senza tratti di riposo, rischio di valanghe e scariche superiore a quello dell’Everest, meteo che cambia in fretta con tempeste di più giorni, ritirata difficile dall’alta quota e grande isolamento, per cui i soccorsi non arrivano rapidamente.
Quante persone sono morte sul K2?
Fino alla fine del 2025 le vittime sono 92, su circa 964 salite: un tasso di circa il 9,5 per cento. È calato molto al crescere delle salite: fino al 2000 sfiorava il 29 per cento. Il disastro più grave fu l’agosto 2008, con undici morti in due giorni.
Si può arrivare al campo base senza arrampicare?
Sì, ed è il viaggio che fanno in gran parte i nostri clienti. Il trekking parte da Askole, risale il Baltoro in circa sette giorni fino a Concordia e prosegue al campo base a circa 5.150 metri. Non serve alpinismo tecnico, servono però buona condizione fisica e adattamento alla quota.
Alla seconda montagna della Terra, con una squadra di qui
Da Askole al campo base ci sono sette giorni di cammino, e li conosciamo tutti. Telefono satellitare in campo, contatti stabiliti per l’elisoccorso, portatori dai villaggi lungo la via. Mani locali, sicurezza vera, prezzo giusto. Le date 2027 sono aperte.
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